C’è qualcosa di profondamente goriziano nell’idea di raccontare la storia attraverso un gioco. Perché a Gorizia nulla è mai davvero semplice: le lingue si intrecciano, i confini si spostano, le memorie si sovrappongono e perfino le pietre sembrano custodire segreti. Così, forse, non poteva nascere altrove La Notte dei Quattro Destini, l’escape room da tavolo ambientata durante la Prima guerra mondiale che, dopo la presentazione della versione italiana avvenuta lo scorso dicembre, ha visto a metà maggio il debutto ufficiale anche delle edizioni slovena e friulana, realizzate grazie all’apporto del Comune di Gorizia e di A.R.L.E.F., l'Agenzia regionale per la tutela della lingua italiana.
Attenzione però: chi immagina un passatempo “per bambini” rischia di trovarsi rapidamente perduto tra documenti, indizi, enigmi e collegamenti storici. Il gioco è consigliato dai 14 anni in su, ma a dire il vero, dopo una prima occhiata, viene da pensare che potrebbe mettere in difficoltà anche parecchi adulti. E forse è giusto così. Del resto, la storia di Gorizia non è mai stata lineare, rassicurante o facilmente decifrabile. È una storia piena di fratture, fughe, lingue diverse, eserciti, identità mobili e destini incrociati.
Ed è proprio questa complessità a rendere il progetto così affascinante.
L’idea nasce dall’infaticabile ed eclettico Vanni Feresin ed è stata sviluppata come una vera esperienza narrativa e immersiva, costruita su una rigorosa documentazione storica. A firmare il gioco sono Alessandro Buniotto ed Elena Mutti di Boardgames Academy, mentre le illustrazioni sono dell’artista Aretha Battistutta.
La Notte dei Quattro Destini non si limita infatti a “usare” la Grande Guerra come sfondo suggestivo. Cerca piuttosto di trascinare i partecipanti dentro un clima storico preciso, fatto di tensione, paura, scelte morali difficili e misteri nascosti tra le vie di una città sospesa tra Impero austro-ungarico e Regno d’Italia. Qui il giocatore non osserva semplicemente il passato: deve attraversarlo, interpretarlo, ricostruirlo pezzo dopo pezzo.
Il risultato è qualcosa di piuttosto insolito nel panorama della divulgazione culturale locale: un progetto che riesce a essere insieme serio e divertente, educativo e coinvolgente, rigoroso ma mai polveroso. Si gioca, certo. Ma nel frattempo si entra nella storia del territorio quasi senza accorgersene.
E forse è proprio questo il punto di forza dell’iniziativa. In un’epoca in cui spesso si fatica a trasmettere il valore della memoria storica alle nuove generazioni, La Notte dei Quattro Destini sceglie una strada diversa: non la lezione frontale, ma l’esperienza. Non la retorica, ma la partecipazione diretta.
Così Gorizia — città di confine per eccellenza, oggi al centro del percorso di GO!2025 — diventa ancora una volta un laboratorio culturale dove lingue, storie e identità differenti non si cancellano a vicenda, ma si trasformano in racconto condiviso. Anche attraverso dadi, mappe, codici cifrati e notti piene di misteri.
E ancora una volta il Centro per la Conservazione e Valorizzazione delle Tradizioni Popolari di Borgo San Rocco si conferma uno dei soggetti più attivi e vitali nella valorizzazione del patrimonio storico e culturale goriziano. Non soltanto custode della memoria, ma promotore di iniziative capaci di trovare linguaggi nuovi, contemporanei e accessibili per raccontare il territorio. Un lavoro prezioso, spesso silenzioso, che negli anni ha saputo unire ricerca storica, divulgazione, identità locale e capacità di coinvolgere pubblici diversi, dimostrando come anche una realtà profondamente radicata nella tradizione possa guardare avanti e sperimentare forme innovative di narrazione culturale.