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HOME > Articoli e comunicati:Venerdì 12 giugno il secondo appuntamento degli “Storytelling d’autore”

Venerdì 12 giugno il secondo appuntamento degli “Storytelling d’autore”

Dialogo tra il docente Alessandro Marangon e l’Esperto Grande Guerra Elisa De Zan a San Floriano del Collio. Appuntamento alle 18.30

data di pubblicazione: 09-06-2026
autore: Ivan Bianchi | fonte: Centro Studi Rizzatti | tema: PERCORSI CULTURALI
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Prežihov Voranc, pseudonimo di Lovro Kuhar, una delle figure centrali della letteratura slovena del Novecento
Prežihov Voranc, pseudonimo di Lovro Kuhar, una delle figure centrali della letteratura slovena del Novecento
Proseguono gli appuntamenti del ciclo “Storytelling d’autore” del Centro studi politici economici e sociali “Sen. Antonio Rizzatti” di Gorizia e finanziati dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia nell’ambito del bando sulla figura di Giuseppe Ungaretti.
 
A dialogare sulla letteratura durante la Prima Guerra Mondiale tra Italia e Slovenia, venerdì 12 giugno alle 18.30 nella sala del municipio di San Floriano del Collio, saranno il docente Alessandro Marangon, che si soffermerà su Prežihov Voranc, ed Elisa De Zan, Esperto Grande Guerra, che, invece, narrerà di autore come Giuseppe Ungaretti, Carlo Salsa e Alice Schalek.
 
Prežihov Voranc, pseudonimo di Lovro Kuhar, è una delle figure centrali della letteratura slovena del Novecento. Scrittore, intellettuale e militante politico, ha intrecciato la propria biografia con le grandi fratture storiche del suo tempo, dalla Prima guerra mondiale alle tensioni sociali e politiche che attraversano l’Europa centrale tra le due guerre. La sua narrativa si distingue per un realismo rigoroso, attento alla condizione materiale degli individui, in particolare contadini e soldati, e per una forte componente etica, sempre orientata alla denuncia delle disuguaglianze e della violenza dei sistemi di potere.
 
Nato nel 1893 a Kotlje, nella Carinzia slovena, Voranc visse in prima persona l’esperienza del fronte durante la Prima guerra mondiale come soldato dell’esercito austro-ungarico. Fu proprio questa esperienza, segnata dalla brutalità della guerra di trincea e dal disorientamento umano dei combattenti, a costituire uno dei nuclei più profondi della sua produzione letteraria. Dopo il conflitto aderì al movimento operaio e al Partito comunista jugoslavo, pagando più volte il suo impegno politico con persecuzioni, arresti e internamenti.
 
Tra le sue opere più significative spicca il romanzo “Doberdob” (1940), considerato uno dei grandi testi della narrativa slovena sulla Grande Guerra. Il titolo rimanda direttamente al Carso e all’area del fronte isontino, teatro di alcune delle battaglie più dure combattute tra il 1915 e il 1917. Il romanzo non si limita a ricostruire gli eventi militari, ma si concentra soprattutto sull’esperienza umana dei soldati, molti dei quali provenienti da realtà contadine e linguistiche diverse, costretti a combattere in un conflitto percepito come estraneo e imposto.
 
In “Doberdob” la guerra emerge come un sistema disumanizzante che annulla le identità individuali e trasforma gli uomini in ingranaggi di una macchina bellica impersonale. Voranc mette in scena la fatica, la paura, la solidarietà intermittente tra i soldati e la progressiva perdita di senso, costruendo un racconto corale che restituisce la dimensione collettiva del trauma. Il fronte isontino diventa così non solo uno scenario storico, ma anche un simbolo universale della sofferenza bellica.
 
L’opera assume particolare rilevanza anche per il territorio del Goriziano e del Carso, poiché restituisce una memoria letteraria del fronte che ha segnato profondamente queste terre. In questo senso “Doberdob” non è soltanto un romanzo storico, ma un testo che contribuisce alla costruzione di una memoria della guerra, osservata dal punto di vista dei vinti e dei dimenticati.
 
Giuseppe Ungaretti, Carlo Salsa e Alice Schalek, invece, rappresentano tre sguardi differenti ma complementari sulla Prima guerra mondiale sul fronte italo-austriaco, in particolare sull’area del Carso e dell’Isonzo, uno dei teatri più duri del conflitto.
 
Giuseppe Ungaretti, tra i massimi poeti italiani del Novecento, visse l’esperienza della guerra come soldato semplice in trincea. Proprio da questa condizione nacque una poesia essenziale, scarnificata, che elimina ogni ornamento retorico per restituire la percezione immediata della vita e della morte. Le sue raccolte, in particolare Il porto sepolto e L’Allegria, trasformano il fronte carsico in uno spazio simbolico, dove la parola diventa frammento di sopravvivenza e testimonianza estrema dell’umano.
 
Carlo Salsa, ufficiale e scrittore, offrì invece una testimonianza diretta e memorialistica del conflitto. Nel suo libro Trincee restituisce la quotidianità del combattimento con uno stile sobrio e realistico, lontano dalla retorica patriottica. La sua narrazione insiste sulla fatica, sulla disillusione e sulla condizione materiale dei soldati, mettendo in luce il divario tra l’idea della guerra e la sua realtà concreta vissuta nelle linee del Carso.
 
Alice Schalek, giornalista e scrittrice austriaca, fu una delle prime donne corrispondenti di guerra accreditate dall’esercito austro-ungarico. I suoi reportage dal fronte italiano, pubblicati sulla stampa viennese, combinano osservazione diretta e finalità divulgativa, spesso inserite nel contesto della comunicazione ufficiale dell’Impero. La sua figura rimane complessa, sospesa tra capacità descrittiva e funzione propagandistica, ma rappresenta un punto di vista interno all’altra parte del fronte.
 
Insieme, Ungaretti, Salsa e Schalek delineano tre modalità di racconto della stessa esperienza bellica: la poesia frammentata della sopravvivenza, la memoria critica del combattente e il reportage strutturato secondo le logiche dell’informazione di guerra. Tre prospettive diverse che, sovrapposte, contribuiscono a restituire la complessità umana e storica del conflitto sul fronte dell’Isonzo.
data di pubblicazione: 09-06-2026
autore: Ivan Bianchi | fonte: Centro Studi Rizzatti | tema: PERCORSI CULTURALI
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  • Storytelling d’autore” - Le varie forme del racconto da Ungaretti ai giorni nostri: (locandina)
    Ciclo di incontri proposti dal Centro Studi Rizzatti:
    - 3 giugno 2026 ore 20.00 - Versa, cortile casa Bassano, Piazza degli Eroi, 1
    - 12 giugno 2026 ore 18.30 - San Floriano del Collio, Sala Comunale (Municipio)
    - 15 giugno 2026 ore 18.30 - Duino Aurisina, Spazio Cultura (Sistiana, 122)
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