La chiesa fu costruita, su progetto di Silvano Baresi, negli anni ‘20 del ‘900 in un sito diverso da quella precedente di cui si attesta l’esistenza sin dal 1300 e distrutta durante la Prima guerra mondiale. La ricostruzione risale al 1924.
All’interno, dietro il tabernacolo, vediamo la pala con l’apostolo Andrea realizzata dal pittore goriziano Clemente Del Neri nel 1924. Gli altari laterali furono portati qui dal Preval e gli affreschi sulle pareti sono di Tone Kralj, realizzati tra il 1960 e il 1965. Sul lato destro è ancora presente il vecchio pulpito. Le stazioni della via Crucis, tele della scuola viennese, furono acquisite dalla basilica di Aquileia.
La chiesa di Sant’Andrea apostolo, distrutta durante la Prima guerra mondiale, fu consacrata dall’arcivescovo Missia nel 1901 e costò «nientemeno che 91790 corone, senza il pulpito e la via crucis». Sei anni dopo il Del Neri ne decorava il presbiterio con una finta architettura in stile neoba-rocco che includeva la pala della pittrice Enrika Šantel (1874-1940); sulla volta, probabilmente, dipinse anche i quattro evangelisti.
Per la nuova chiesa del 1924 a Del Neri fu commissionata la pala dell’altare maggiore, un Sant’Andrea al supplizio (olio su tela, 200x110 cm ca., 1924), firmata e datata: essa raffigura gli istanti precedenti la morte di sant’Andrea avvenuta a Patrasso il 30 novembre del 60. I volti stupiti dei soldati che assistono alla scena si devono alla richiesta dell’apostolo che, ritenutosi indegno di subire lo stesso martirio di Gesù, volle farsi crocifiggere capovolto su una croce ad «x», lettera iniziale del nome greco di Cristo.
La Legenda Aurea di Jacopo da Varazze racconta che il santo, in quel momento, si inginocchiò davanti alla croce dicendo:
«
Salve Croce, santificata dal corpo di Gesù ed impreziosita dalle gemme del Suo sangue! Vengo a te pieno di sicurezza e di gioia, affinché tu riceva il discepolo di Colui che su di te è morto! Croce buona, a lungo desiderata, che le membra del Signore hanno rivestito di tanta bellezza! Da sempre io ti ho amata e ho desiderato di abbracciarti! Accoglimi e portami dal mio Maestro!»
Anche il carnefice, a quelle parole, sembra esitare, mentre dall’alto due puttini palesano il sacrificio che sta per compiersi recando con loro la palma del martirio e la corona di fiori.
Lo stato di conservazione della tela è buono, anche se la superficie presenta minute macchie di vernice.
| Dalla produzione editoriale del Centro Tradizioni di Borgo San Rocco |
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