Il turista, lo studente, il borghigiano o il semplice passante che guardasse con interesse o scorgesse appena la nuova urbanizzazione di via Svevo (Borgo San Rocco) dovrebbe ammettere che nella zona è nato un piccolo quartiere, circondato da un verde rigoglioso, con numerose famiglie giovani e molti universitari. Se però si ritorna agli inizi del XX secolo il nostro sguardo si soffermerebbe di fronte a numerosi campi ben coltivati e ad un antichissimo e alto muro (XV secolo) che giungeva fino alla via Lunga e tagliava di netto le terre dei conti Levetzow Lantieri con quelle di proprietà dei principi arcivescovi.
Lungo questo muro divisorio correva l’androna del Pozzo che solo nel 1956, dopo lo smantellamento dello stesso muro, prenderà il nome di via Svevo. Guardando poco più in su si notava l’imponente villa Boeckmann (già Attems, Sembler e Strassoldo) e girando la testa verso destra si rimaneva attoniti davanti al monumentale edificio del Seminario Minore, ancora in costruzione, e alla sua torre alta oltre 53 metri. Fu monsignor Francesco Borgia Sedej, principe arcivescovo di Gorizia e Gradisca, a benedire solennemente nel novembre del 1908 la prima pietra del nuovo edificio e il 6 ottobre 1912 a inaugurarlo.
Fin da subito le terre adiacenti vennero coltivate per dare il sostentamento ai numerosissimi seminaristi che provenivano da tutta la Provincia Illirica (Austria, Slovenia e triestino). Il progetto era di padre Anselmo Werner benedettino di Seckau, in Stiria, già noto per aver progettato in Austria e Germania istituti di formazione e monasteri a forma di «E» (Eucaristia).
Poi, con il passare dei decenni e il calo delle vocazioni anche il seminario goriziano perse la sua centralità e nel 1991 venne venduto all’Università di Trieste. Ai suoi piedi continuarono a lavorare numerose famiglie contadine fino agli anni Novanta del XX secolo. In quei primi decenni del Novecento dobbiamo notare come il borgo di San Rocco fosse scollegato, quasi isolato, dal centro della città e tale situazione verrà risolta solo nel 1913, quando il Comune deciderà di realizzare via dei Lantieri per congiungere piazza San Rocco a piazza Sant’Antonio.
Per raggiungere il centro da piazza san Rocco esisteva un percorso alternativo ed era rappresentato dal tragitto formato dalle vie Parcar, Vogel (oggi Baiamonti), dei Rabatta per arrivare a piazza Duomo; ma era un tratto disagevole a causa della notevole lontananza rispetto al sistema costituito dalle tre piazze principali: Travnik, Duomo e sant’Antonio. La realizzazione della nuova via, non senza le proteste della contessa Clementina Lantieri a Paratico, vide la demolizione della parte migliore della Schönhaus della nobile famiglia, nonché di alcuni edifici rustici che si affacciavano su piazza san Rocco, nei quali risiedevano due antiche famiglie del borgo, i Zottig e i Madriz; oggi a memoria di quel passato resta solo l’antico gelso, piantato nel 1903 dal dodicenne Michele Zotti.
Dall’altra parte, in androna del Pozzo c’era una stradina naturale che saliva fino all’attuale grotta del Seminario, grazie alla quale si poteva raggiungere velocemente e comodamente proprio villa Boeckmann e il Seminario Minore, con la possibilità di scendere fino a via Alviano e ritrovarsi proprio nel centro della città.
Questo collegamento, utilizzato fino a qualche tempo fa specialmente da universitari, mantiene ancor oggi un suo fascino particolare; entrando e camminando in questa stradina di ciottolato (rimessa a nuovo e inaugurata il 15 febbraio 2015 da parte del sodalizio Centro per la Conservazione e Valorizzazione delle Tradizioni Popolari di Borgo San Rocco) si perde anche il senso dell’orientamento.
Il sentiero (circa duecento metri) era stato dimenticato dai goriziani e soprattutto sconosciuto dalla gran parte dei giovani rimaneva un silenzioso testimone di cinque secoli di storia. Del muro che costeggia la strada oggi resta solo un frammento ma è un reperto importante risalente al Quattrocento.
Lungo la parte destra dello stesso muro, poi, fino alla metà degli anni Cinquanta correva un rigagnolo che serviva anche per l’irrigazione dei campi e come racconta uno degli abitanti del luogo la zona intorno al seminario è piena di falde acquifere che hanno creato non pochi problemi a chi ha costruito nelle adiacenze. Di questo racconto manca il tassello finale: ad oggi non esiste una fotografia del muro prima della demolizione.
Quindi possiamo solamente immaginare la sua imponenza guardando la possanza dell’ultimo tratto, ma per capirne realmente le dimensioni solo le immagini dell’epoca ci darebbero una prospettiva corretta e reale.
| Dalla produzione editoriale del Centro Tradizioni di Borgo San Rocco |
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