Nell'immagine: Omlet del Rosembar
Per realizzare le palačinke, secondo Mady Fast, preparate una pastella con 125 g di farina, un quarto di latte, 2 uova e un tuorlo e 50g di burro fuso, e fatela riposare. Riscaldate una padella e dopo aver unto con burro versate una tazzina di pastella e girate bene la padella in modo che il fondo venga coperto. Lasciate rapprendere, girate poi la crespella e cuocetela ancora un minuto. Spalmatela del ripieno prescelto, arrotolatela su se stessa o piegatela in quarti e cospargetela di zucchero. Una grattugiata di buccia di limone è un segreto che dona molta freschezza!
Da noi le crêpes alla marmellata sono impropriamente chiamate ‘omlet’, o ‘amlet’ riproducendo la parola francese omelette. Ma mentre la crêpe si prepara anche con latte e farina, la omelette prevede solo uova leggermente sbattute e poi cotte in padella con burro, dorate solo da un lato così l’interno rimane più soffice e si può ripiegare con più facilità, racchiudendo magari un ripieno dolce o salato. E non va confusa con l’italiana frittata che invece va cotta su entrambe i lati.
L’omelette soufflée era conosciuta a Trieste perché la ritroviamo ripetutamente nei ricettari tipici e anche in quelli anonimi, testimoni attendibili del costume di un tempo.
Ma parlare di ‘omlèt’, mi permette di ricordare che dall’Ungheria ci sono arrivate anche le cugine ‘Palacsinte’, note in Austria come ‘Palatschinken’, e in tutta la Venezia Giulia con la variante ‘palačinke’. Permettetemi cursoriamente un accenno al rapporto tra le ‘Palacsinte’ ungheresi le ‘omelette’ e le ‘crêpes’ francesi, che hanno tutte la stessa origine probabilmente nella Roma altomedievale, come riferiscono le cronache del tempo, e se la parola crêpe deriva dal latino ‘crispus’, arricciato, ondulato, ‘palacsinta’ deriva dal latino placenta cioè ‘frittata, focaccia, schiacciata’.
Nelle trattorie del Carso troviamo ‘palačinke’ ripiene oltre che con la classica marmellata di albicocche, anche con noci e panna, crema e ultimante cioccolato. Qualcuno le serve alla fiamma, un po’ ubriacate con del brandy, probabilmente in omaggio alle suggestive ‘crêpes Suzette’, di molto più elaborata fattura.