Mignestre di fasui - Minestra di soli fagioli
400 grammi di fagioli borlotti, un pezzo di pancetta o 5/6 cotenne di maiale, 1 gambo di sedano, 1 patata, 1 carota, 1 foglia di alloro, sale, pepe.
Per il ‘pestat’: 50 g di lardo, mezza cipolla, 1 spicchio di aglio, prezzemolo, salvia macinati insieme.
Mettete in ammollo i fagioli secchi (se utilizzate quelli freschi non serve) in acqua tiepida la sera prima. Cambiatela con acqua fresca, aggiungete le cotenne di maiale ben pulite, raschiate e fate bollire per un po’, in modo da far uscire il grasso.
Aggiungete il sedano, la foglia di alloro, la patata e la carota. Salate e pepate. A cottura quasi ultimata, soffriggete il pestat, che va soffritto in un tegamino fino a far dorare la cipolla, e aggiungetelo ai fagioli e lasciate bollire ancora per mezz’ora a fuoco lento. Se volete gustare al massimo il sapore dei legumi, potete evitare di aggiungere le cotenne di maiale e gli ossi e pancetta.
La minestra di fagioli si può servire semplicemente così o si può prevedere l’aggiunta di pasta corta o riso o blecs (maltagliati di pasta), proprio per dar risalto ai fagioli. Al limite, si possono aggiungere croste di pane quando la zuppa è già servita nel piatto.
Per renderla ancora più saporita, una volta impiattata, potete versare un filo di olio di oliva.
__________
La minestra di fagioli si abbina bene anche all’orzo per la Mignestre di uardi e fasùi – minestra di orzo.
Tra le tante varianti, ricordo la Mignestre di fasùi cul lat (minestra di fagioli e latte), ricetta riportata sia dalla Contessa Perusini che da Pietro Adami, ma forse oggi dimenticata. Cucinate i fagioli gettando la prima acqua.
Portate a cottura con la seconda e aggiungete un bicchiere di latte a persona. Condite con burro soffritto, avendo aggiunto o patate, o pasta o riso.
Abbinamento curioso questo con il latte, dato che di solito i fagioli gradiscono l’agro dell’aceto o del vino rosso.
I fagioli accompagnano l’uomo da sempre: i Sumeri, i Greci e i Romani ne erano grandi consumatori, anche se conoscevano solo il ‘fagiolo dall’occhio’. Con la scoperta dell’America vennero introdotte le varietà Vulgaris e Coccineus, più dolci e con maggior resa in agricoltura. L’alto valore proteico e il potere saziante, fecero dei fagioli uno dei cibi prediletti dai contadini e dalle classi popolari così come fu immortalato da Annibale Caracci nel 1585 nel dipinto “Il mangiatore di fagioli”.
In Friuli le nuove varietà soppiantarono le coltivazioni di fave, ceci, e selezioni autoctone diedero vita a varietà particolari. L’impiego del fagiolo in zuppa nasce come piatto povero contadino, che veniva preparato al mattino prima di uscire di casa per il lavoro nei campi, mettendo sul fuoco, in una pentola di terracotta, i fagioli con acqua piovana e lasciati a cuocere a fuoco lento senza la necessità di controlli durante la cottura. La minestra di fagioli, di semplice composizione, prevedeva in origine l’uso del lardo al posto dell’olio; questo perché era un ingrediente che donava energia per affrontare il duro lavoro quotidiano, ma anche perché l’uso dell’olio in Friuli era abbastanza raro.
Oltre alla sostituzione del lardo, c’è stata anche una variazione nell’utilizzo delle erbe aromatiche: in qualche zona del Friuli, al posto del sedano e della salvia, si preferisce il rosmarino. In altre parti invece, spariscono sia la carota che l’aglio e addirittura la cipolla non viene fatta soffriggere, ma viene aggiunta all’acqua dei fagioli quando li si fa bollire