Per impanare i sardoni bisogna eliminare la testa, svuotarli dalle interiora e aprirli a libro, togliendo la lisca centrale e lasciando i due filetti attaccati lungo il dorso.
Infarinati, passati nell’uovo sbattuto con un po’ di sale e poi nel pane grattugiato. Volendo si possono abbinare a due a due con un pezzo di mozzarella per ripieno prima di impanarli. Si friggono in olio e sono pronti quando sono di un bel colore dorato e di una consistenza croccante. Immancabilmente sono accompagnati da un contorno di radiceto primo taio o di matàvilz o ardjelut, cioè valeriana, spesso con l’aggiunta di fagioli freschi lessati.
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Il sardone non è una grossa sarda, ma è semplicemente il termine usato a Gorizia e Trieste per definire l’alice o l’acciuga. È presente anche in una espressione tipica popolare come ‘tirar sardoni’ e l’immagine probabilmente è quella di ‘pasturare il pesce’ prima di tirare effettivamente l’amo, cioè fare complimenti, provarci, far la corte ad una ragazza.
In area giuliana il sardòn batte decisamente la sardèla in popolarità. Stiamo parlando della specie ittica Engraulis encrasicholus e comunque alice e sardella sono due specie ittiche di famiglie diverse. L’acciuga ha corpo più snello, privo della cresta ventrale di scaglie presente nella sardina, la colorazione è argentea sui fianchi e biancastra sul ventre, il dorso è verde-azzurro. È un pesce pelagico, che si avvicina alle coste nei mesi di maggio e giugno per la riproduzione, esattamente come fanno i sardòni barcolani che affollano il golfo di Trieste e danno il meglio di sé sia in termini di sapori e sia di rapporto qualità-prezzo.
Nel 1931 Francesco Babudri scriveva Un pasto gustosissimo è il friggerli e mangiarli ‘a scotadeo’ (a battiscarpa, a scappa e fuggi). Paradisiaci i sardoni triestini di Barcola!. Mady Fast raccontava che un tempo a Trieste erano numerosi i ‘fritolini’, locali piccoli e stretti di origine veneta dove si preparavano oltre ai sardoni, le sardelle fritte e la frittura de minudaia composta da schile (voce triestina che indica il Cancer squilla, una sorta di gamberetto) e girai. Quest’ultimi pesciolini, i latterini, sono noti a Grado come ‘anguele’, e che i triestini, con il loro tipico humor, chiamano anche ‘ribaltavapori’.